Il complesso del Macello civico

Libro fotografico, 128 pagine a colori, 17x24cm, carta patinata.

I luoghi abbandonati mi affascinano, non posso fare a meno di immaginarli nel pieno del loro splendore, palpitanti, frequentati da persone che li rendono vivi. Ritengo che divulgare la loro storia sia un dovere, oltre che un piacere, un modo per dar loro parola, per stimolare l’interesse nei loro confronti ma anche per sottolineare che non sono morti, ma soltanto addormentati. In fondo è come narrare di noi stessi e di un tempo di cui siamo stati testimoni.

Sono attratto dai luoghi abbandonati per la suggestione che sprigionano. A dire il vero li sento parlare, ma lo dico sottovoce per evitare che qualcuno mi prenda per matto. Hanno tanta voglia di raccontarsi ma per ascoltarli ci vuole un po’ di sensibilità e tanta curiosità. La loro voce rapisce la mia attenzione, quasi mi avessero scelto quale collegamento fra loro e le persone che potranno soffermarsi ad osservare i miei scatti fotografici. Ciò mi rende lieto di poter contribuire a liberare e diffondere la loro essenza imprigionata dietro a sbarre di indifferenza e disinteresse.
Spesso mi sono sentito chiamare con insistenza e, senza porre troppa resistenza, mi ci sono accostato nel tentativo di carpire un po’ della loro anima. A volte rimangono chiusi dentro loro stessi, in altre occasioni fanno intendere che possono aprirsi, basta insistere un po’. E così è andata, anche questa volta.
Dopo aver realizzato una pubblicazione dedicata al Palazzo dell’Esposizione Internazionale del Lavoro di Torino, ho ritenuto doveroso ripetere l’esperienza nella mia città, Novara.

A Novara esistono numerosi siti interessanti che meritano di essere raccontati con immagini. Uno di questi è proprio il Macello Civico, sul quale ho posto particolare riguardo. Fortunatamente per me il proprietario dell’area è il Comune di Novara, pertanto è stato relativamente semplice ottenere il permesso di entrare per realizzare un servizio fotografico. L’amministrazione comunale, consultata in proposito, si è resa disponibile da subito ad assecondare questo mio progetto e gliene sono riconoscente.

Lo scopo principale del lavoro è quello di congelare, quanto meno fotograficamente, l’inevitabile processo di decadimento che affligge questi siti e contemporaneamente di lasciare una loro testimonianza a futura memoria. Non sono tanto interessato a sottolineare lo stato di abbandono, che è sotto gli occhi di tutti, quanto invece ad evocare un mondo ormai scomparso che molti di noi hanno vissuto da semplici osservatori e talvolta da protagonisti. Nella fattispecie l’area sarà soggetta ad un processo di riqualificazione e questo volumetto potrebbe essere l’ultima occasione per ricordarla così com’è.

Sebbene il complesso dell’ex Macello Civico di Novara rivesta una certa importanza dal punto di vista storico ed architettonico, non mi risulta siano state tramandate adeguate testimonianze fotografiche, se non a corredo di un interessantissimo elaborato che cito in calce a questa pubblicazione. Con dispiacere, infatti, devo constatare che ho fatto fatica a reperire immagini d’epoca e ciò conferma il merito di questa raccolta, ovvero consegnare alle prossime generazioni un’adeguata selezione di nuovi scatti. Mi auguro che questa mia intenzione, con il passare degli anni, venga sempre più apprezzata.

É stato suggestivo aggirarmi per l’area, accompagnato da una irreale colonna sonora composta dal silenzio e dall’immaginazione dei rumori di un tempo, mentre la città si faceva sentire in lontananza. Nonostante la fatica, avrei voluto rimanerci ancora un po’ solo per contemplarla a fotocamere spente, senza la preoccupazione di registrare compiutamente l’ambiente nel quale ero immerso. Ho desiderato che ad accompagnarmi ci fosse stato un testimone del suo periodo di maggior splendore, ma ciò non è stato possibile. Tuttavia ho sempre la speranza che, ora che questo libro è diventato di pubblico dominio, qualcuno mi ci accompagni nuovamente, stavolta non di persona ma sfogliando le pagine che seguono ed arricchendole di ricordi personali.

Ora che avete letto queste poche righe, dopo aver guardato le fotografie che seguono, provate ad accostarvi ad uno di questi giganti abbandonati, sono certo che anche voi potrete ascoltarne la voce.

Massimo Mormile

 

 

La storia della nostra città passa anche attraverso alcune icone che molte generazioni di Novaresi hanno visto come simboli inequivocabili del territorio dove hanno vissuto e tuttora vivono.
Agli edifici storici e più antichi, anche artisticamente di elevato pregio, come la Cupola, il Broletto, il Duomo, il Castello, il Teatro Coccia, il secolo scorso ha consegnato alla città alcuni complessi che hanno urbanisticamente e architettonicamente arricchito Novara. Parlo del Mercato Coperto, del vecchio Stadio di via Alcarotti e del Macello civico.

Proprio quest’ultimo, tema di questa pregevole pubblicazione fotografica, è il complesso che negli ultimi decenni ha subito la più evidente situazione di degrado.
Un po’ perchè la gestione dei macelli di questo tipo era diventata anacronistica, un po’ perché la riqualificazione dell’area non ha mai trovato in questi anni progetti validi e realizzabili.

I macelli comunali rappresentano un vero e proprio pezzo di storia del territorio di tante città. Per i residenti di Porta Mortara la sagoma inconfondibile dell’ingresso del nostro macello comunale e soprattutto la bella torre in stile liberty dei locali adibiti a frigorifero fanno parte da sempre dell’atmosfera familiare del quartiere. Componenti architettonici il cui pregio è preservato dalla Soprintendenza alle Belle Arti e che anche in futuro saranno conservati.
Perchè per l’area sta prendendo corpo un futuro nuovo, una riqualificazione che porterà nuove attività al suo interno, al passo con i tempi attuali.

Anche l’ex macello entra nel novero dei progetti ambiziosi di questa amministrazione comunale e che vuole riportare Novara al ruolo che le spetta, con nuova energia e operosità, con moderne possibilità di occupazione.
Ma senza dimenticare la dignità di un passato secolare, così ben testimoniato anche da questo libro.

Le fotografie, benchè per propria connotazione siano elementi statici, hanno in questa pubblicazione il grande merito di far trasparire la dinamicità del Macello civico, che viveva di vita propria, con una pregevole organizzazione interna, che però era collegato alla vita cittadina come erogatore di un servizio essenziale.

Il macello nacque in una Novara che si stava sviluppando e ampliando. Intorno a quell’area nel 1920, come testimoniano le immagini di allora, vi erano ancora campi, prati e cascine.

La nostra città è cambiata e cambierà ancora, ma ricordare il passato, renderci conto di come eravamo e del lavoro che ha permesso il nostro progresso ci aiuta a costruire l’identità di una comunità e a realizzare un futuro migliore.

Questo pensiero viene piacevolmente trasmesso ai lettori da questa pubblicazione e dal suo autore, Massimo Mormile, al quale va il mio sincero ringraziamento e quello della città che rappresento.

Alessandro Canelli
(Sindaco di Novara)

 

Il Macello civico di Novara

Il Macello si configura come un insieme di edifici adibiti a pubblico mattatoio e inceneritore, costruiti principalmente tra il 1909 e il 1912, in un lotto rettangolare di circa 300x80m, a sud del centro storico di Novara. Il complesso si presenta come una sorta di stabilimento, composto da 16 edifici, ognuno con una specifica funzione, data dalle necessità organizzative e funzionali della macchina. Tra i singoli edifici sono stati lasciati spazi ampi, necessari alla movimentazione di mezzi e bestiame, oltre che all’eventuale espansione dei vari edifici, secondo percorsi stabiliti e rigorosi che verranno illustrati nelle sezioni successive. Sono presenti inoltre due grandi aree aperte centrali, l’una destinata a giardino alberato pubblico e l’altra a orto collettivo del personale del Macello. La disposizione planimetrica degli edifici segue una serie rigorosa di allineamenti e simmetrie ad asse centrale lungo la direzione di maggior lunghezza. Le eventuali asimmetrie e aggiunte sono dettate da esigenze generatesi nel corso del tempo.
Il complesso presenta una forte omogeneità compositiva degli edifici per quanto riguarda le porzioni inerenti il progetto originario del 1909, mentre le aggiunte successive, eseguite nel 1915 e nel corso degli anni ’50 e ’60, sono diversamente caratterizzate. Compositivamente, gli edifici originari presentano i caratteri dello stile Liberty, in quanto presentano aperture curveggianti, un uso di decorazioni e motivi floreali o attinenti al periodo, l’uso di ferri battuti per balaustre e balconi e stucchi decorativi. Gli altri edifici, di realizzazione successiva, si rifanno invece a linee compositive più spoglie, con un uso di rivestimenti semplici in mattonelle e assenza di decorazioni.
Nella disposizione originaria possono essere distinti tre scaglioni gerarchici di edifici: gli edifici prospettanti su piazza Pasteur, destinati a formare un ingresso formale al complesso, con uffici amministrativi e di dazio, residenze dei veterinari capi, pesa pubblica e tettoie per i carri bestiame; gli edifici immediatamente retrostanti, destinati a scuderie e stalle per la sosta degli animali (divisi tra ovini, suini e animali di taglia maggiore) e alla residenza degli stallieri, con spazi laterali per lo scarico degli animali dai mezzi di trasporto; gli edifici centrali, destinati a macelli (divisi tra ovini, suini e animali di taglia maggiore), frigorifero per la conservazione delle carni; i fabbricati destinati alla lavorazione di pelli e trippe; gli edifici sul Viale Curtatone, retrostanti e separati, destinati all’analisi delle carni infette, allo smaltimento dei resti e alla sosta degli animali malati. Le nuove aggiunte, invece, consistono in due edifici sul fronte di piazza Pasteur, in sostituzione delle tettoie per i carri e adibiti l’uno a laboratorio zooprofilattico e l’altro a bagno pubblico, e in un complesso sul retro destinato ad officina e autorimessa, prospettante interamente su via Pontida.
All’interno del complesso si possono distinguere alcune tipologie di edificio: edifici a navate o aula, ovvero grandi edifici a piano singolo con partizioni interne minime o assenti e scansione trasversale a navate dettate da pilastri; edifici compartimentati, ovvero edifici la cui pianta, solitamente di forma stretta e allungata, è suddivisa in stanze indipendenti, accessibili solo dall’esterno e non collegate tra di loro; edifici residenziali, adibiti a residenza del personale del Macello, solitamente a due livelli col piano terreno destinato a magazzino o ufficio e il piano primo a residenza.
Il complesso, in tutta la sua vita, è sempre stato circondato da un muro di cinta, già previsto dal progetto originario, in quanto macchina chiusa e a sé stante rispetto all’intorno. L’unica pertinenza al di fuori del complesso è la strada chiusa che fiancheggia il Macello lungo il confine nord con la Caserma Cavalli, utilizzata dagli operatori del complesso.
L’intero Macello rimase aperto dall’inizio del XX secolo fino al 1993 circa, anno in cui fu costretto a sospendere completamente le azioni di macellazione a causa dell’impossibilità di adeguarsi alle normative del tempo Durante la sua storia ebbe alcuni cambi di funzione, riguardanti singoli edifici, che portarono all’utilizzo del Macello come deposito da parte delle autorità comunali, uso che col tempo è venuto sempre meno, lasciando la maggior parte del complesso in stato di completo abbandono e degrado.

Andrea Bonino, David Boschiroli, Paolo Luca Marchesin